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Il tuo sito esiste, su Google non compare: sei controlli da fare

I sei punti che controlliamo per primi quando il sito di un cliente su Google non si vede: scheda Google, noindex dimenticati, doppio indirizzo www, sitemap, testi dentro le immagini, bot AI bloccati.

3 min di letturaAlice Fognani5 luglio 2026
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Il sito c'è, è pagato, magari è pure bello. Poi cerchi il nome della tua attività su Google ed escono i concorrenti, i portali, una vecchia pagina Facebook.

Tu no.

Prima di buttare tutto e rifare da capo, ci sono sei punti da controllare: sono i primi che guardiamo noi quando qualcuno ci scrive per questo problema, e quattro si sistemano senza toccare il design.

1. La scheda Google, prima del sito

Quando qualcuno cerca «pilates Grosseto» o «psicologo Chiavari», la prima schermata è occupata quasi tutta dalla mappa. Lì il tuo sito conta poco: conta la scheda Google (si chiama Google Business Profile), con la categoria giusta, le foto, gli orari e le recensioni.

È gratuita e si rivendica in un pomeriggio. Per le ricerche locali pesa più della home page, quindi se non l'hai mai rivendicata parti da qui: il resto può aspettare.

2. Un noindex dimenticato

Le pagine in costruzione si nascondono a Google con un'istruzione che si chiama noindex. Serve a evitare che il sito esca a metà, e va tolta quando la pagina è pronta.

Capita di dimenticarla: la usiamo anche noi su ogni pagina in lavorazione, e il giorno della pubblicazione la sua rimozione sta in cima alla lista. Per controllare:

  1. apri la pagina;
  2. tasto destro, «Visualizza sorgente»;
  3. cerca la parola noindex.

Se compare, Google sta facendo esattamente quello che il sito gli chiede: ignorarti.

3. www e senza www: una casa sola

Per Google, www.tuosito.it e tuosito.it sono due indirizzi diversi. Se il sito risponde a entrambi senza dichiarare quale sia la versione ufficiale, il motore si trova davanti due copie identiche e spesso sceglie di non fidarsi di nessuna delle due.

In Search Console questa situazione ha un nome preciso:

Rilevata, ma attualmente non indicizzata

È l'etichetta che può tenere ferme le pagine per settimane. La soluzione è scegliere una versione, una sola, e far reindirizzare lì l'altra. L'abbiamo visto succedere su un sito appena pubblicato: sistemato il doppio indirizzo, le pagine sono entrate in indice.

4. La sitemap che Google non ha mai ricevuto

La sitemap è l'elenco delle pagine del sito, scritto per i motori. Google prima o poi arriva anche da solo, con calma sua; con Search Console attiva e una sitemap inviata arriva prima e torna più spesso.

Cosa ti dice Search Console

Search Console è gratuita e ti dice anche il resto: per quali ricerche compari, quante persone cliccano, quali pagine hanno problemi.

Sei clic in tre mesi

Il vecchio sito di una nostra cliente aveva fatto sei clic in tre mesi, e lo abbiamo scoperto solo aprendo quei grafici. Da lì abbiamo capito dove mettere le mani.

5. Testi chiusi dentro le immagini

Google legge testo. Se il sito è fatto di immagini con le scritte dentro, per un motore di ricerca è una parete di quadri: belli, muti. Succede con certi builder che esportano tutto come grafica, con i menu fotografati, con i volantini caricati come jpg.

Il controllo richiede dieci secondi: prova a selezionare col mouse una frase della tua home.

Se non si seleziona, Google non la sta leggendo.

Le informazioni che portano clienti (cosa fai, dove sei, quanto costa, come si prenota) vanno scritte come testo, sempre.

6. I motori AI ti leggono come Google, quasi

Una parte crescente di persone chiede a ChatGPT o a Perplexity «un fotografo a Genova», «dove fare pilates a Grosseto», e questi strumenti rispondono leggendo i siti.

Un sito leggibile per i motori di ricerca in genere lo è anche per loro, con una differenza: alcuni siti bloccano i bot AI senza saperlo, perché il blocco è arrivato con un'impostazione di default o con un plugin.

Si vede subito nel file robots.txt del sito, una riga di testo che decide se nelle risposte di questi strumenti ci sei o no.

Se tutti e sei passano

Allora il problema è più a monte: i testi non rispondono alle domande che la gente fa, oppure il sito dice tutto tranne dove sei e cosa offri. Anche questo si sistema, con un lavoro diverso, che parte dalle parole che i tuoi clienti usano quando cercano.

Se vuoi capire in che punto sei, parliamoci: la prima conversazione è gratuita, dura un'ora, e succede spesso che basti quella per individuare il problema.

Domande che ci fanno spesso

Quanto tempo serve perché Google veda un sito nuovo?
Da qualche giorno a qualche settimana. Con Search Console attiva e la sitemap inviata i tempi si accorciano; senza, dipende da quando Google decide di passare. Le pagine nuove di un sito già conosciuto entrano più in fretta di un dominio appena nato.
La scheda Google costa qualcosa?
Niente. Serve un account Google e una verifica che dimostri che l'attività è tua, di solito un video o una cartolina con un codice. Il costo vero è il tempo di tenerla aggiornata: foto, orari, risposte alle recensioni.
Devo rifare il sito per farmi trovare?
Spesso no: quattro dei sei controlli di questo articolo si sistemano senza toccare il design. Rifare il sito ha senso quando i testi vivono dentro le immagini o quando non si può più modificare, e lì conviene ripartire da una base leggibile. C'è però un secondo motivo, diverso dal farsi trovare: un sito può passare tutti e sei i controlli, comparire benissimo su Google, e comunque non dire chiaro chi sei e cosa fai, o lasciare in ombra il meglio che offri. Trovarsi non vuol dire convincere, e quando è così rifarlo serve anche se tecnicamente era tutto a posto.

Il tuo sito esiste già

Ne costruiamo una versione per la tua attività prima ancora di contattarti. Se ti piace, si parte; se non ti piace, sparisce.

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