La convinzione di design più dura da far passare a un cliente è anche la più semplice: la qualità percepita di un sito ha un tetto, e quel tetto sono le foto. Un layout curato sopra foto scadenti sembra un sito scadente. Foto forti reggono anche una pagina semplice.
Per questo il materiale fotografico lo chiediamo all'inizio del progetto, prima di aprire qualsiasi editor. Se stavi per dirci «intanto partite, le foto le mando dopo», questo post spiega perché la risposta è no.
Il tetto si vede a occhio
Chi apre il tuo sito lo giudica in pochi secondi, e in quei secondi legge pochissimo: guarda. Le immagini arrivano prima dei titoli, i titoli prima dei paragrafi. Se la prima foto è buia o compressa da dieci passaggi in chat, il giudizio è già formato e nessuna tipografia lo ribalta.
Chi lavora con me conosce l'altra metà della regola: respingo da sempre i design fatti di sola tipografia e spazio bianco, per quanto curati. Senza un ancoraggio visivo vero una pagina mi risulta triste, e i siti di attività vere vivono di facce, spazi e mani al lavoro.
Il layout si può migliorare in corso d'opera, le foto no.
Cosa chiediamo prima di aprire un editor
A ogni progetto la richiesta parte insieme al preventivo, non dopo la firma. La lista che mandiamo è questa, e vale anche se il sito lo farai con qualcun altro:
- foto dello spazio con luce naturale, di giorno, senza flash
- ritratti delle persone che un cliente troverà entrando
- dettagli del lavoro o del prodotto, presi da vicino
- formati sia orizzontali sia verticali: schermo grande e telefono tagliano diversamente
- file a risoluzione piena, non inoltri compressi dalle chat
- niente screenshot presi da Instagram, niente loghi impressi sopra
Se questa cartella oggi non esiste, è un problema di processo: nessuno te l'ha mai chiesta per tempo. Chiederla all'inizio serve proprio a questo, a costruirla con calma mentre il resto del progetto prende forma.
Il servizio che nutre il sito di Valeria
L'esempio che porto sempre è Un tè con Valeria, il progetto di tarot counseling e costellazioni familiari di Valeria Losio a Genova. Alla partenza le foto adatte non esistevano: c'era una professionista riconoscibile dal vivo e nessuna immagine che la mostrasse. Nel registro del progetto l'ho scritta così:
Il talento c'era tutto. Mancava il permesso di stare in vista.
Il permesso è arrivato con un servizio fotografico a casa sua: Sandro Ariu alla macchina, io alla regia, lo studiolo riallestito con quello che c'era, tre sedie, un divano, un tavolino e una tazza fumante. Ne sono usciti novantadue file tra scatti e versioni ritoccate: ritratti, still-life di tè, carte e candele, ambienti.
Un servizio ben fatto alimenta anni di comunicazione: quei file coprono ancora oggi il sito, una trentina di articoli del blog e i contenuti per i social.
Quando ho aperto per la prima volta la cartella di Sandro, la prima cosa che ho pensato è che era bellissima, e che era proprio lei. Nel suo studio, tra le sue cose, come sta davvero quando riceve una persona. La soddisfazione più grande di questo lavoro è questa: rappresentare qualcuno in modo che, guardandosi, ci si riveda.
Le foto buone vanno governate
Novantadue file sono una ricchezza e un piccolo problema di ordine. Ci sono i ritratti di Valeria, gli still-life di tè e carte, gli ambienti dello studio, e gli scatti di lavorazione con me sul set. Perché ognuno finisca al posto giusto e regga negli anni, l'archivio va catalogato: cosa mostra cosa, quali scatti reggono un articolo, quali un post e quali la home.
Da noi ogni servizio entra in archivio con una scheda che tiene insieme tutto questo. Nel dubbio, si usa uno still-life. Un buon archivio non basta produrlo, va anche governato.
Cosa sistema la post-produzione
La tonalizzazione è il lavoro che rende coerente un archivio disomogeneo: temperatura del colore, contrasto, lo stesso tono applicato a scatti fatti in giornate e stanze diverse. È quello che tiene un feed Instagram o una home riconoscibili a colpo d'occhio, anche quando le foto arrivano da sessioni diverse.
Il limite è netto: la tonalizzazione regola il tono, il contenuto dello scatto resta quello. Un'inquadratura storta resta storta, una luce piatta resta piatta, un soggetto mosso resta mosso.

La regola onesta
Quando le foto giuste non esistono ancora, le strade serie sono due: aspettare che esistano, o mettere il servizio fotografico dentro il progetto come primo passo. La terza strada, partire con foto provvisorie «da sostituire poi», produce siti che restano provvisori per anni.
Prima di chiederci un preventivo, apri la cartella delle tue foto e guardala con occhi severi. Se regge, il progetto parte già bene. Se non regge, il primo passo è organizzare gli scatti che mancano, e possiamo farlo noi: parliamone.
