Un pomeriggio qualunque ti arriva un messaggio da uno studio che non conosci. Dentro c'è un link, e il link è il tuo negozio: le foto della vetrina, gli orari, i contatti, sistemati in una pagina che si legge bene dal telefono. Niente preventivo allegato, niente appuntamento da fissare. In fondo, una riga: se ti va, ne parliamo.
Funziona così per tutti quelli che contattiamo: il sito esiste prima del primo messaggio.
L'ordine normale, e il nostro
Chi vende siti chiede fiducia in anticipo. Il percorso classico lo conosci: preventivo, acconto, settimane di lavorazione, e il risultato si vede alla fine, quando i soldi sono già usciti. Per una piccola attività è un acquisto al buio, e nelle conversazioni con i titolari il freno che sentiamo nominare più spesso viene prima del prezzo: la paura di pagare una cosa mai vista.
Noi quell'ordine lo abbiamo girato.
Prima costruiamo il sito in versione dimostrativa, poi ci presentiamo. Se quello che vedi non ti interessa, hai perso i cinque minuti passati a guardarlo; le ore di lavoro le abbiamo perse noi. Il rischio dell'acquisto sta dalla parte di chi vende, che ci sembra il posto giusto: siamo noi a sapere cosa sappiamo fare, e tocca a noi dimostrarlo a nostre spese.
La prima volta che abbiamo mandato un link così, la risposta del titolare è arrivata in pochi minuti: «mi piace moltissimo quello che mi hai mandato. Era esattamente quello che avevo in mente ma faccio fatica a spiegarlo: hai centrato come potrebbe essere il sito che mi rappresenta». È il riconoscersi, prima ancora di parlare di prezzo.
Come scegliamo a chi costruirlo
Giriamo Genova a piedi e su Google Maps, guardiamo vetrine e schede delle attività. Cerchiamo un mestiere fatto bene che online non si vede: recensioni buone e nessun sito, oppure un sito che dal telefono si apre male. Quando un'attività ci convince, raccogliamo quello che è già pubblico e cominciamo a costruire.
Il caffè con dodici anni di recensioni a quattro stelle e mezzo che su Google ha tre foto sgranate, il laboratorio artigiano con il sito fermo a dieci anni fa: da fuori si vede parecchio, e quello che si vede di solito basta per capire se un demo ha senso.
Qui sta il vincolo da dichiarare: un demo ci costa ore di lavoro vero e siamo uno studio piccolo, quindi ne costruiamo pochi al mese, scelti uno a uno. Se aspettare che passiamo davanti alla tua vetrina non ti va, puoi chiedercelo tu: il meccanismo resta identico.
Cosa c'è dentro un demo, e cosa no
Dentro c'è la struttura del sito finito: le sezioni, l'impaginazione, la mappa, il numero che si chiama con un tocco. I materiali sono quelli che chiunque può già vedere:
- le foto pubbliche: la scheda Google, il profilo social se è aperto, la vetrina fotografata dalla strada
- gli orari, l'indirizzo e i contatti che hai già pubblicato tu
- testi provvisori scritti da noi, segnalati come provvisori sulla pagina
Fuori resta tutto il resto. Il demo vive a un indirizzo temporaneo che Google non indicizza e che scade da solo dopo qualche giorno; il tuo dominio, se ce l'hai, non viene toccato, e il materiale privato non entra. Se una cosa non è già visibile a chiunque, nel demo non c'è.

Un demo mostra il potenziale, con onestà sui limiti: i testi veri arrivano dopo, dalla conversazione con te, e le foto provvisorie escono appena entrano le tue.
Il patto
Se dici no
Il demo si spegne. L'indirizzo temporaneo scade, il sito sparisce e nessuno ti richiama una seconda volta con la voce da call center. Un no basta, ed è un no che non ti è costato niente.
Se dici sì
Quello che hai visto diventa la base di partenza. Ci sediamo a parlare, tiriamo fuori le domande che il demo non poteva farti, i testi provvisori escono e al loro posto entrano le tue parole e le tue foto. Il preventivo arriva solo a questo punto, quando sai esattamente cosa stai comprando e come ti rappresenta.
I numeri, quando ci saranno
Un articolo come questo dovrebbe chiudersi con una percentuale: quanti demo diventano clienti. La nostra ancora non esiste. Mentre scrivo, i demo completi si contano sulle dita di una mano, e su numeri così piccoli qualunque percentuale sarebbe una posa. Quando i casi saranno abbastanza da contarli, li pubblicheremo qui sul blog, compresi i no.
Per ora il conteggio onesto è: pochi.
Non tutti i demo diventano clienti, ed è la parte onesta del metodo: il no non costa niente a chi lo dice, le ore le abbiamo messe noi. Il demo di un'osteria storica, per dire, l'avevamo costruito con una ragione precisa: raccontare ai turisti gli anni e le generazioni di tradizione che il locale si porta dietro, spiegare il loro modo un po' particolare di lavorare, e dare loro un archivio delle recensioni e dei premi di loro proprietà, da aggiornare come vogliono, invece che appeso a una piattaforma. Il valore c'era, e nel demo si vedeva. Il titolare non ha sentito l'esigenza di aggiornare, e quel no è rimasto suo: il demo mostra cosa potrebbe essere, la decisione resta di chi ha l'attività.
Se vuoi vederlo con i tuoi occhi
Se hai un'attività e vuoi capire cosa vedrebbe un tuo cliente aprendo un sito fatto da noi, scrivici: raccontaci in due righe cosa fai e dove. Al massimo ti arriva un link.
